Per esempio, il movimento per la vita italiano pubblicò, nel 1990, un opuscoletto che si intitolava RU486 genocidio brutale.
Siamo proprio a ben vent'anni di distanza.e nel comunicato si diceva: una volta accolto dalla legge 194 il diritto di autodeterminazione della donna a sopprimere il figlio nei primi tre mesi di vita, era fatale che, pretendendo di ridurre i rischi e i disagi per chi lo fa valere, qualcuno introducesse questo vistoso cavallo di Troia per la totale privatizzazione e deresponsabilizzazione dell'aborto.
Quindi, vent'anni fa, il movimento per la vita italiano, ma soprattutto un compianto carissimo amico come Franceco Migliori, a cui poi è succeduto Carlo Casini, scriveva queste parole molto chiare: ". pretendendo di ridurre i rischi e i disagi per chi lo fa valere, qualcuno introducesse questo vistoso cavallo di Troia per la totale privatizzazione e deresponsabilizzazione dell'aborto".
La RU486 non si contrappone alla legalizzazione dell'aborto, alla legge sull'aborto, ma ne costituisce un prodotto culturale naturale.
Se tu hai l'aborto legale per vent'anni, non puoi aspettarti che, chi ha voluto quella legge e chi ne ha dato applicazione, non si industri, non faccia funzionare la sua materia grigia per rendere questa pratica la più facile, la più avvicinabile, la più facilmente utilizzabile possibile. Attenzione! Noi fra poco vedremo che non è vero che la RU486 introduca un vero e proprio aborto facile, questo è tutto da dimostrare, anzi, è molto controverso che sia così. Però, quello che mi importa sottolineare è che, in una civiltà che decide di accettare l'idea che l'aborto procurato è un diritto della donna garantito dallo Stato e dai fondi pubblici dello Stato, l'introduzione di una pillola che lo procuri è qualcosa di assolutamente fisiologico.
Questa premessa è così fondamentale che l'Osservatore Romano del 12 novembre 1989 (ancora una volta, scusate, è roba di 20 anni fa.) scriveva: sia ben chiaro, a scanso di equivoci, che qualunque sia la procedura abortiva la sua realità rimane intatta, cioè resta un omicidio vero e proprio che nessuna autorità umana può giustiziare.
Qualcuno di voi potrà pensare: qui stiamo perdendo tempo, stiamo dicendo delle cose ovvie: la verità si difende, innanzitutto, garantendo la chiarezza sulle cose ovvie.
Il problema preliminare, in una discussione formativa, educativa, in un'aula di catechismo, in un congresso, in un convegno, in una famiglia, in un gruppo di amici, la questione di fondo da rimettere in gioco quando si parla di Ru486 è che, con l'aborto procurato, si uccide un essere umano.
Se non si chiarisce questo, la opposizione alla introduzione della Ru486, risulta del tutto incomprensibile alle persone a cui noi stiamo dicendo che non la vogliamo perché ci diranno: questa pillola cosa ti ha fatto, perché non vuoi che non venga introdotta, qual è il problema?
Seconda annotazione sul linguaggio usato da questo articolo dell'Osservatore Romano del 12 novembre 1989: avrete notato una certa asprezza del linguaggio, perché a un certo punto si legge: "ogni aborto resta un omicidio vero e proprio". Qui le parole sono veramente pietre perché sono parole molto pesanti, allora vale la pena di riflettere anche sul fatto che, vent'anni fa, parlando di aborto, si usassero parole di questo peso.
Sono parole che scuotono la coscienza, non possiamo negarcelo. E che pesano...oggi le sentiamo pesare tanto anche perché può essere capitato anche da bocche autorevoli, recentemente, negli ultimi anni, di dire: preferisco non chiamarlo omicidio.
Perché delle volte abbiamo paura delle parole, di quello che le parole possono significare e rappresentare. Ancora: l'articolo dell'Osservatore Romano diceva: ".ora può essere gettata la maschera: si vuole che
l'aborto diventi sempre più contraccezione, perché si è arrivati ad un tale oscuramento della coscienza da ritenere atto di libertà uccidere il più indifeso degli innocenti".
Quindi, riassumendo: il tema non è nuovo perché, diciamoci la verità, noi siamo abbastanza bravi a metabolizzare poi tutto.adesso c'è un certo clima di reazione all'RU486 però vedete già che i toni che io ho riportato da fonti autorevoli, Movimento per la vita Italiano, Osservatore Romano, fonti che definiremo equilibrate, non fonti oltranziste.i linguaggi, i toni di vent'anni fa li troviamo facilmente oggi? Ci sono? Si sente parlare così spesso di omicidio? Si sente parlare di uccisione di un innocente?
L'altro elemento è quello della metabolizzazione dell'orrore: quando una cosa ormai è un po' di tempo che esiste, si tende a digerirla. Allora, uno degli aspetti che caratterizza il dibattito attuale sulla RU486 è una tendenza abbastanza curiosa a cercare di squalificare, evidenziare la negatività di questa pillola per contrasto con l'aborto legale stabilito dalla 194. Ci sono articoli e libri in cui si dice: la RU486 non va bene perché è pericolosa per la donna, non va bene perché il suo funzionamento è discutibile, la sua efficacia è da dimostrare.non va bene perché il modo in cui essa viene assunta non si addice, non è coerente con le procedure previste dalla legge 194 (anche questa è una osservazione probabilmente pertinente) ma, attenzione, per fare questa operazione spesso, o con dolo o più spesso con colpa, non ci si accorge che si sta facendo l'apologia della legge 194.
Io mi chiedo, paradossalmente, se fra dieci anni noi non ci ritroveremo a fare l'apologia della RU486 rispetto a qualcos'altro di peggiore che avranno inventato. C'è una assoluzione, purtroppo, credetemi, di una visione che i moralisti chiamerebbero proporzionalistica, nella quale non c'è più il male e il bene, ma c'è soltanto il peggio e il meno peggio.e questo, in termini educativi, è devastante perché non si propone più la strada del bene ma solo le scorciatoie del meno peggio. E' come quando si pensava, anche in buona fede, di contrastare l'aborto promuovendo la contraccezione: sono tutte strade che non portano ad un risultato.
Un'altra considerazione che vorrei fare è questa: quanto su questi temi siamo spesso piuttosto passivi.cioè aspettiamo sempre che la misura sia colma, che la situazione sia gravemente compromessa.
La RU486 era un problema che era nell'aria, occorreva fronteggiarlo molto di più e soprattutto non ci si doveva illudere che il pericolo diventasse più mite addolcendo il nostro linguaggio. Questo è l'errore, talvolta fatale, nel combattimento, nella buona battaglia: se io comincio ad usare il tono meno aggressivo, anche dall'altra parte ci sarà un cambiamento di atteggiamento.
Purtroppo qui ci si dimentica che ci sono stati dei maestri che ci avevano messo in guardia: Giovanni Paolo II, nell'Evangeluim vitae, documento straordinario, chiarissimo anche su questi argomenti, su questo specifico tema, innanzitutto fa una descrizione di scenario dalla quale non possiamo prescindere. Il Papa dice: "noi ci troviamo di fronte a una guerra (il papa usa questo termine.quindi, non un dibattito, non un confronto), nel mezzo di una guerra tra la cultura della vita e la cultura della morte e noi non possiamo essere spettatori." di qua o di là. Qualcuno invece ci parla delle zone grigie, dove si può pascolare pacatamente, allegramente, con un piede da una parte, un piede dall'altra.un po' di qui, un po' di la.ma la verità chissà dove sarà.la mediazione, il confronto, il dialogo.il dialogo risolve tutto.mentre il Papa dice: "siamo nel mezzo di una guerra tra la cultura della vita e la cultura della morte".
Si stabilisce, per legge, che l'ingiustizia è giusta, che ciò che era delitto diventa diritto. Ora non è più tempo di scherzare, non si può prendere tutto questo come una questione marginale.
Ma che cosa possiamo fare noi in questo scenario come questo?
Tutto questo meccanismo ha una sua inesorabilità..qualcuno potrebbe maturare una sorta di atteggiamento arrendevole.ormai non c'è più niente da fare.questo enorme tritacarne, oliato dagli interessi economici (nessuno lo può nascondere, si intravede un business importante, quello di affiancare, poi sostituire, in parte, l'aborto chirurgico, da un lato solleticando i bilanci degli imperi sanitari che sanno benissimo che l'aborto, oltre ad essere un costo di vite umane, è un costo anche in termini economici).
Di fronte a questa condizione di immutabilità, è importante, invece, pensare che si possono fare delle cose importanti: la prima cosa che si può fare è testimoniare la verità, cioè far vedere ciò di cui stiamo parlando, rendere presente ciò di cui stiamo parlando.
Qual è il segreto più importante della cultura della morte: è non far vedere all'uomo di che cosa si sta parlando.
Noi in Italia abbiamo una opinione pubblica sicuramente, nella sua maggioranza, favorevole alla cultura dell'aborto: ma io credo che pochissimi italiani sappiano che cos'è un aborto.abbiamo un'opinione pubblica favorevole ad una pratica che non conosce: sa che abortire significa interrompere una gravidanza ma che si tratta di un atto cruento non lo sa. E quando qualcuno lo scopre, può anche essere capace di modificare il giudizio, di modificare l'opinione.
Quindi la RU486 è da far conoscere nella sua dimensione drammatica: è un prodotto che interagisce sul corpo della donna, deve essere assunto intorno al 50esimo giorno dall'ultima mestruazione e provoca la morte e l'espulsione di un embrione di circa due, tre centimetri. Questa è la realtà meccanica di cui stiamo parlando: attraverso l'intervento di una sostanza antagonista del progesterone fa in modo che il corpo della donna non alimenti più l'embrione e ne provochi la morte.
Potremmo dire, usando una metafora illuminante, che con la RU486 si toglie l'acqua e il cibo all'embrione.
Ovviamente questo prodotto ha delle controindicazioni per la donna che lo assume: controindicazioni importanti, sia per la loro frequenza sia per le loro caratteristiche. Può determinare delle emorragie importanti, l'aumento della pressione arteriosa, nausea, vomito, dolori addominali.incompletezza dell'intervento abortivo, cioè in alcuni casi la RU486 non riesce a portare a termine questo "lavoro", allora si deve portare a termine integrandolo con l'aborto chirurgico.
Nel caso in cui la gravidanza prosegua, si possono verificare delle malformazioni.inoltre, mette a rischio la possibilità di avere gravidanze in un secondo momento.e abbiamo anche casi documentati in cui la Ru486 ha avuto anche un effetto letale sulla donna. Quindi, senza nascondere nulla, dobbiamo dire che la RU486 nasconde dei problemi, che sono stati documentati.
Quindi che giudizio dovremmo esprimere di fronte a questo prodotto. Io ho provato a mettere in fila lo scenario che l'italiano medio si trova davanti quando vuole capire qualcosa sulla RU486, e lo scenario deve confrontarsi sostanzialmente su delle posizioni; la prima posizione, che potremmo definire portata avanti dai fautori storici dell'aborto legale, cioè intellettuali, giornalisti, uomini politici, ecc.che negli anni settanta si sono dati da fare tanto perché l'aborto venisse legalizzato, quindi erano a favore della legge 194. Cosa dicono costoro in questo dibattito? Ovviamente sono favorevoli e quali sono le ragioni addotte da costoro? La prima: se il servizio che lo Stato offre alla donna è legittimo, tanto meglio. Qui torniamo al punto centrale su cui mi preme insistere: se è lecito togliere la vita ad un innocente.se ci dimentichiamo questo, è inutile poi tentare di trasportare l'acqua col colapasta.
Per questo gruppo di persone, quindi, vi è una semplificazione tecnica, rispetto all'aborto chirurgico, ma anche una semplificazione psicologica: voi provate a dire ad una persona che ha un problema di salute "vieni in clinica da me domani che facciamo un interventino, una roba da poco, in day hospital, oppure ti do una pastiglia che ti risolve il problema".. In linea di massima, si sceglie la compressa.
Altra motivazione non detta: più si riesce a banalizzare, privatizzare l'aborto provocato più lo si sottrae a un giudizio morale.
C'è un altro elemento psicologico importante: che con questa modalità si sposta la responsabilità dell'atto totalmente nelle mani della donna. Questo è oggettivamente una catastrofe.
Ancora, e questo è l'elemento importante, l'aborto fai da te risolve il problema dell'obiezione di coscienza. Voi sapete che in Italia è possibile fare obiezione di coscienza all'aborto procurato: la percentuale di medici che fa obiezione di coscienza è in continua crescita.per tanti motivi, non ultimo perché il medico sa che cos'è un aborto. Quindi, con la RU486 si tampona il problema dell'obiezione di coscienza perché se questa continuasse a crescere si porrebbe il problema di chi possa praticare l'aborto.è come se in un Paese dove si pratica la pena di morte non ci fosse più nessuno disposto ad eseguirla.
Ancora, la RU486 è, per costoro, la legittimazione definitiva della 194: perché costoro, che possono essere malvagi, ma non sono stupidi, hanno capito che il meccanismo della continua implementazione degli strumenti di morte legittima quelli precedenti.
In questa situazione, quindi, che cosa possiamo fare? Occorre che qualcuno, mentre tutta la corrente si sposta, resti fermo.
Inoltre, la RU486 non va usata perché è pericolosa per la donna: questo è un tema importante perché riguarda la sanità, la sicurezza delle persone, ma c'è un però, piccolo ma enorme nello stesso tempo, perché la RU486 è sicuramente pericolosa per la donna, ma è sicuramente pericolosa per il nascituro: non dimentichiamoci che il motivo per cui si prende quel prodotto è nuocere ad un essere umano. Altrimenti sembra che una volta messa in garanzia la donna e assicurato un prodotto che non nuoce, allora va tutto bene.
Questo ragionamento deriva dall'idea dell'aborto libero, garantito dallo Stato e sicuro: la sicurezza della pratica abortiva ne certifica la bontà. Qual è l'aborto cattivo? Quello clandestino. Qual è l'aborto buono? Quello garantito dallo stato.. E la Ru486, ci dicono costoro, non è sicura, quindi, non va usata. Questo è un argomento debole sul piano morale e anche sul piano scientifico.
Poi c'è la posizione degli oppositori storici alla 194, che, ovviamente dicono no alla RU486, ma lo fanno con questo argomenti: tradisce la 194, è pericolosa per la donna, comporta la privatizzazione dell'aborto, allarga le possibilità di aborto procurato. Quindi, con una serie di argomentazioni che, in se stesse, contengono dei germi di verità, ma hanno un difetto: non sono solidamente fondate. Sono argomenti che sono spaventosamente identici a quelli di chi è favorevole all'aborto.
Io credo che il dibattito sulla Ru486 debba ripartire da quelle piccole, solide certezze che vent'anni fa già erano state così lucidamente e autorevolmente espresse. Noi diciamo no a questo prodotto perché non è un farmaco, perché uccide, perché l'aborto è purtroppo un atto oggettivamente grave, sia che sia compiuto chirurgicamente, sia che sia compiuto con un prodotto chimico, sia che sia compiuto clandestinamente.
Tutto questo ci dice che il momento è grave ma non serio. |