
Che fine ha fatto il Quoziente Famigliare piacentino? La mozione a sostegno di un nostro cavallo di battaglia a sostegno della Famiglia (con la maiuscola) è rimasta dimenticata su un binario morto. Stiamo ancora attendendo proposte fattive dalla Amministrazione Comunale di Piacenza
Un po' di storia.
Nel mese di marzo abbiamo proposto alla amministrazione Reggi una mozione allo scopo di introdurre il Quoziente Familiare, ovvero, una serie di misure a sostegno delle famiglie, in particolare quelle numerose, oggi quelle più colpite da una delle più gravi crisi economico-finanziarie del nostro tempo. Il 26 Giugno scorso, la medesima Amministrazione, da noi sollecitata ha convocato la commissione in risposta alla nostra mozione di marzo. In quella seda la maggioranza si è espressa sostenendo che i servizi sono migliori a Piacenza rispetto a Parma: risposta che riteniamo non pertinente dato che la nostra richiesta ha ben altro tenore.
La famiglia
Purtroppo, oggi avere una famiglia significa essere penalizzati nella società; nonostante da sempre sia il primo ammortizzatore sociale, questa è il soggetto meno considerato e, purtroppo, il più bistrattato in Italia.
Infatti è sempre sotto attacco, culturale, sociale ma nonostante tutto ciò, la Famiglia è la prima componente che ha risposto alla crisi economica.
Non è certo disprezzando il più importante valore fondante della nostra Società che si possa costruire un futuro migliore. E' assolutamente necessario uscire da questa miopia e tornare a riconoscere il ruolo fondamentale che la Famiglia (con la F maiuscola) riveste nel tessuto sociale, per questo motivo chiediamo l'applicazione del quoziente familiare a Piacenza.
Centro della nostra azione politica.
L'obiettivo che si vuole ottenere è promovere il quoziente Piacenza: dando vita ad una equità fiscale per le famiglie elaborando un coefficiente correttivo a misura della famiglia come quello applicato a Parma (che intendiamo proporre come esempio).
In questo modo il pagamento e l'accesso ai servizi comunali è vincolato dalla dichiarazione dei redditi, mediante la presentazione dell'ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), strumento che permette di misurare la condizione economica tenendo conto del reddito, del patrimonio (beni mobiliari e immobiliari) e soprattutto del nucleo famigliare.
L'ISEE viene calcolato dividendo l'ISE (Indicatore della situazione economica) che calcola il patrimonio con il reddito, per il numero dei componenti della famiglia (che corrisponde ad un coefficiente seguendo una tabella nazionale).
Per cui i servizi comunali hanno una tabella per il loro accesso e per il loro pagamento. Se non si rientra nei parametri stabiliti della tabella non si può usufruire del servizio. Il comune di Piacenza offre sulla carta molti servizi al cittadino, ma di fatto ne riduce l'accesso mantenendo i tetti ISEE troppo bassi.
Basta vedere le tabelle presenti nel PDF: le richieste per i servizi come
* "Assegni di maternità",
* "Assegni per il nucleo familiare",
* "Contributi economici alla famiglia",
* "Prestito sull'onore",
* "Progetto 'Un anno in famiglia'
sono state quasi tutte accettate, ma, ci risulta, siano state presentate solo 357 domande, cioè meno dell'1 % dei cittadini che vivono a Piacenza. Il quoziente familiare aggiunge al parametro ISEE un nuovo indicatore, che pesa maggiormente i componenti del nucleo familiare.
Non solo, il calcolo del nuovo ISEE decresce con l'aumento dei componenti della famiglia, ma migliora, di fatto, anche la situazione delle famiglie piccole, attribuendo un maggiore valore nel nuovo indicatore.
Se l'ISEE decresce le famiglie avranno da una lato un risparmio perché potranno accedere ai servizi con una fascia minore e dell'altro potranno accedere a qui servizi che hanno tetti di accesso troppo bassi.
Se il risparmio fosse ad esempio di 50 euro mensili, dobbiamo pensare che in un anno raggiungiamo la quota di 600 euro, quasi uno stipendio per molte famiglie. (Siamo convinti che a conti fatti la cifra risulti molto più alta).
...Ovviamente l'amministrazione non deve rimodulare le fasce ISEE di accesso.
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