
Di luca Albieri, Giovani UDC
“Fare Politica è la forma più alta di carità per un cristiano”. In questa affermazione di Papa Montini, ritrovo il senso alto e sano di come andrebbe intesa l’arte di governare la società. Quanto è difficile ai nostri giorni inseguire questo modello di purezza e nobiltà d’animo, ma essendo un giovane con davanti un futuro a tratti incerto, sento forte il dovere dell’impegno politico.
Guardo all’attualità del nostro Paese: non ci sono più differenze sostanziali tra destra e sinistra (e i nomi dei partiti lo dimostrano) ma, a mio avviso, abbiamo perso di vista quei valori che devono caratterizzare la politica e la società.
Viene continuamente affermata l’impellente necessità dell’impegno dei cattolici nella gestione del bene comune; ce lo chiede la Chiesa e lo chiedono gli italiani, semmai sotto altre formule, ovvero l’esigenza di una politica diversa.
Oggi la situazione è frantumata. I cattolici sono sparsi in tutti i partiti (o quasi) e così facendo non parlando con una voce unica, hanno indebolito la loro influenza. Il PD è afflitto da laicisti e post comunisti che si scontrano con la componente popolare (ex democristiana), il PDL ammicca ai cattolici soprattutto in campagna elettorale, mentre la Lega sventola i vessilli cristiani in chiave anti-islam.
Osservando la realtà mi si pongono davanti due strade: l’attuale, precaria e indecorosa per un Paese che deve riprendere il cammino e l’altra caratterizzata dalla riscoperta doverosa dei valori, dei sani principi, dalla visione umana del mondo in cui viviamo. Per scegliere quest’ultima non è necessario ritornare all’epoca delle ideologie che contribuirono ad ostacolare il dialogo tra menti eterogenee.
La globalizzazione ha indirizzato le Nazioni sul percorso obbligatorio del confronto giungendo, così, al crollo degli steccati ideologici però siamo caduti nel relativismo culturale, non trovando più nei partiti (e non solo) precise identità. L’Europa stessa sta vivendo gli anni della secolarizzazione, caratterizzati dalla reticenza nell’affermare le sue radici cristiane, ma se non sappiamo chi siamo mai potremo costruire qualcosa di solido per il domani.
Giungendo alla situazione politica attuale rilevo due dati: la crisi della leadership del premier e la mancanza di coesione delle opposizioni. L’idea del Terzo polo costituito da FLI, UDC e API si è posto come alternativa al PDL e al centrosinistra. E’ però evidente che le spaccature interne a Futuro e Libertà impongono prudenza sul tema delle alleanze per non creare ulteriore confusione nell’elettorato.
Come giovane UDC raccolgo l’invito della Chiesa a costituire una nuova generazione di cattolici impegnati in politica seppur sia una sfida ardua. Il Centro ha una grande opportunità davanti a se in quanto forza moderata, dialogante ed europeista, ma si dovrà prestare attenzione alle alleanze, per evitare incoerenze e teorie di “doppi forni”.
Oggi viene chiesta maggiore sobrietà a società ed istituzioni e la politica, vista come guida di un Paese, deve farsi carico di queste responsabilità (parola usata impropriamente in questi ultimi mesi); ecco che la re-istituzione delle scuole di formazione nei partiti sono un indispensabile investimento per la formazione di noi giovani.
Riconciliazione, pacificazione degli animi sono gli obiettivi da perseguire predisponendo, così, un terreno aperto al confronto serio sulle impellenti questioni di ordine economico, giudiziario e sociale.
Il nostro pensiero, però, non dovrà fermarsi prettamente all’Italia, ma anche proiettarsi in Europa, la nostra casa voluta da menti illuminate e che oggi stiamo lasciando in balìa del mondo globalizzato a causa della debolezza dei nostri governi.
In conclusione: viene caldeggiata una nuova classe dirigente di cristiani e cattolici e si auspica un serio confronto con esponenti delle altre forze politiche a noi vicini, per valutare la creazione di un soggetto politico a cui facciano riferimento precisi valori e una chiara identità. |