Coppie di fatto
Piacenza, la mia città

Gianluigi Di Bella

 Una piccola riflessione tratta dall’on. Rocco Buttiglione.

La Costituzione italiana, con l’art. 29, tutela la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Una speciale considerazione la Costituzione dedica alle famiglie numerose. Questo aspetto del dettato costituzionale è rimasto largamente disatteso. Le nostre politiche per la famiglia sono deboli ed incoerenti. Chi non si sposa e non fa figli ha, a parità di entrate, un reddito disponibile molto più alto di chi sulle stesse entrate deve far vivere tre, quattro, cinque persone o più. Hanno capacità contributive essenzialmente diverse ma pagano sostanzialmente le stesse tasse. I genitori investono sui figli il meglio delle loro disponibilità materiali e spirituali. Il beneficio è di tutta la nazione ma i costi li pagano solo le famiglie. La famiglia è il vero soggetto oppresso della nostra società, come lo era il proletariato nel secolo XIX. Noi crediamo che si debbano accendere i riflettori sulla famiglia “tradizionale” che è anche la famiglia “costituzionale”. Invece il tema dominante della discussione sono le coppie omosessuali e le famiglie di fatto. È questo ciò che si vuole mettere all’ordine del giorno nella discussione parlamentare. Si vogliono accendere i riflettori sulle “famiglie di fatto” per poterli tenere spenti sulle famiglie “costituzionali”. Il messaggio di questo modo di formulare l’ordine del giorno della politica è devastante. La gente capisce che la famiglia “costituzionale” è vecchia e superata e che il futuro appartiene alle “forme nuove di famiglie non tradizionali”. Ma esistono davvero forme nuove di convivenza capaci di sostituire la famiglia costituzionale nello svolgimento della sua funzione sociale? Alla fine degli anni ’60 e agli inizi degli anni ’70 era diffusa la convinzione che non fosse più utile incanalare la sessualità umana verso il matrimonio e la famiglia. La famiglia – si pensava – sarebbe scomparsa ma lo stato o altre formazioni sociali (le famose “comuni”) avrebbero ereditato le sue funzioni sociali: la generazione e l’educazione dei figli, l’assistenza agli anziani, la solidarietà fra le generazioni e comunque con i membri deboli della famiglia. La famiglia è stata indebolita ma le sue funzioni non sono state ereditate da nessuno e dove lo stato o l’ente pubblico hanno cercato di esercitarle lo hanno fatto con costi enormi e risultati insoddisfacenti. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: i bambini non nascono; è sempre più difficile educare i figli; la società è sempre più egoista e sempre più alienata; gli anziani sono sempre più soli ed abbandonati. Il messaggio che governo e maggioranza lanciano al paese con la scelta di mettere all’ordine del giorno le coppie di fatto e non le famiglie numerose è devastante nella pratica e retrogrado dal punto di vista culturale. L’ordine del giorno della politica italiana, però, non lo facciamo noi, lo fa la maggioranza ed il governo. Noi naturalmente non ci sottraiamo al confronto. Il governo e la maggioranza intendono proporre un provvedimento sulle “coppie di fatto”. Si tratta – essi dicono – di una questione di diritti. Noi osserviamo umilmente che non ogni desiderio o rivendicazione soggettiva costituisce un diritto. Ricorda proprio in questi giorni Benedetto XVI che ai diritti corrispondono i doveri. Quando un uomo ed una donna si sposano si assumono dei doveri, e si tratta di doveri pesanti. Si impegnano alla fedeltà l’uno verso l’altro, all’amore ed al rispetto reciproco, alla assistenza nelle difficoltà della vita, al sostegno nella buona e nella cattiva fortuna. E questo ancora non è nulla: la coppia coniugale si impegna ad accogliere i figli che nasceranno, ad averne cura, ad educarli e ad accompagnarli verso la maturità umana. Per avere cura dei figli uno dei due membri della coppia coniugale rinuncia ad un pezzo almeno della propria carriera professionale o anche a tutta questa carriera. Sono loro il futuro della nazione e sono loro i contribuenti che pagheranno le pensioni non solo ai loro genitori ma anche a chi non ha voluto avere dei figli e, a parità di guadagni, ha avuto un reddito disponibile di molto più alto. Facciamo un confronto con una coppia di omosessuali che vogliono costituire un PACS. Quali sono i doveri che essi si assumono? Quelli dell’amore, dell’assistenza e del sostegno reciproco? Dalle proposte non risulta. L’unico elemento rilevante sembra essere la coabitazione. Ma non è nemmeno questo il punto principale. La famiglia, infatti, come abbiamo detto, esiste fondamentalmente per la protezione del bambino. La famiglia, dice S. Tommaso d’Aquino, è “una specie di utero spirituale” che contiene e protegge il bambino. Qui invece bambini non ce ne sono. Nessuno sacrifica un pezzo della sua carriera per la funzione sociale della famiglia. La pensione di reversibilità, per esempio, nasce come risarcimento parziale alla donna per la carriere che essa non ha fatto e per i contributi che non ha potuto versare perché ha svolto le funzioni sociali proprie della famiglia. Di più: in una coppia omosessuale non si investe sui figli, si dispone dunque di molti più soldi e non si ha diritto a quelle (poverissime) misure di sostegno che dovrebbero impedire alle famiglie (e soprattutto alle famiglie numerose) di cadere al di sotto della soglia di povertà. Ma – si potrebbe dire – le coppie omosessuali potrebbero essere disponibili ad adottare dei bambini. I bambini, però, per crescere bene, hanno bisogno di un papà e di una mamma, le polarità del maschile e del femminili sono fondamentali per la formazione della loro personalità, e quindi non possono essere affidati ad una coppia omosessuale. Qualcuno, infine, potrebbe obiettare che il progetto di legge del governo si occuperà delle “coppie di fatto” mentre questo articolo si è concentrato sulle “coppie di fatto omosessuali”. Che diciamo delle coppie di fatto eterosessuali? È presto detto: le coppie di fatto eterosessuali per lo più dopo un certo numero di anni o si lasciano o si sposano. Se tuttavia persistono nel loro vincolo, hanno dei figli, li amano e li educano, svolgono la funzione sociale della famiglia e assolvono in tutto o in parte i doveri della famiglia, allora è giusto che abbiano anche i diritti della famiglia. In questi casi è però lecita la domanda: perché non si sposano? In realtà nella maggioranza dei casi alla fine si sposano. In ogni caso non si può accettare che alcuni pretendano di avere i diritti della famiglia senza adempiere ai corrispondenti doveri ed alla funzione sociale della famiglia.

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La coppie di fatto a piacenza. Cosa ne pensiamo? Ritengo che una coppia di fatto possa sposarsi, salvo ovviamente se non dello stesso sesso