
Un pensiero ai genitori che con grande coraggio danno la vita per il proprio figlio. - Piacenza -.
Non è semplice avere un figlio disabile, oltre ai problemi legati al mantenimento, che può essere molto costoso, vi sono anche altri aspetti molto difficili da comprendere.
Non solo, in base anche alla particolarità della disabilità, l'impegno può essere molto più intenso e delicato. Oggi la realtà del disabile è molto più conosciuta rispetto al passato, ma i limiti alla sopravvicenza, all'emarginazione sono ancora ben visibili. E' grazie all'intervento dei volontari che si cerca di rallentare questo distacco fra il normodotato ed il disabile, ma le istituzioni dovrebbe fare molto di più. Su questo punto la Costituzione Italiana è molto obbiettiva, grazie alla legge 104, ma purtroppo diciamo che non è ancora stata recipita da molti Amministratori Locali. Inoltre, vi sono situazioni veramente difficili, ma noi ne analizzeremo una in particolare, che credo sia il pensiero principale del genitore.
Finchè si è giovani, si cerca di fare di tutto e di più per il proprio figlio, ma quello che spaventa è il futuro, cioè cosa accadrà alla morte del genitore. "Mio figlio chi lo curerà? Andrà in un centro? Verrà trattato bene o emarginato?"
Credo che questa sia una delle principali preoccupazioni del genitore, è anche per questo motivo che sentiamo l'importanza del volontariato, cioè di quelle associazioni che possono fornire una risposta concreta a questa domanda.
Vi lascio con un breve pensiero di due carissimi amici, scomparsi da poco, con cui discutevo proprio di questo problema.
Marta ritorna a Piacenza, dopo la perdita del marito, con un figlio disabile
Il figlio di Marta, ha mutato il suo grado di disabilità negli anni, forse dovuti anche al dolore della perdita del padre.
Loro abitavano a Milano, città con molti servizi per la disabilità, ma dopo la perdita del papà e anche nell'aggravarsi delle problematiche del figlio, Marta ha deciso di tornare a Piacenza, luogo in cui aveva ancora una parentela che poteva aiutarla o comunque che poteva prendersi cura del prorpio figlio.
Cosi Marta, per il bene del figlio, ha rinunciato alla propria vita, ha rinunciato alle cure del figlio come la ginnastica quotidiana, l'uso dei computer, esercizi che mancando hanno spinto il figlio a rimanere sempre più immobile sulla carrozzina, per avvicinarsi a quello che poteva essere un domani per il proprio figlio.
Fortunatamente dopo qualche tempo, Marta ha conosciuto alcune associazioni di volontariato a Piacenza, che hanno prestato il loro aiuto per il figlio.
Anche se questo bastava per la serenità di Marta, lei mi ha sempre confessato di essere preoccupata per il domani per il proprio figlio.
Purtroppo Marta non e suo figlio oggi non ci sono più, ma queste esperienze devono farci riflettere su come un genitore può vivere con l'angoscia del domani, come un genitore deve modificare la propria vita per le necessità del figlio e soprattutto dobbiamo ringraziare e pensare alle associazioni di volontariato che possono veramente sostenere i bisogni quotidiani con esigenze sempre diverse.
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