"Esposizione ai temi sociali"
Piacenza, la mia città

Gianluigi Di Bella

Ringrazio Massimo Rubbi, UDC Castel San Pietro Terme (BO) per avermi permesso di pubblicare :

DON LUIGI STURZO

Gilberto Bucci - Capogruppo UDC-LTF-
"Vorrei porre l'attenzione alla crisi dei valori, cui oggi assistiamo e che nell'elettorato comune sembra un fatto normalizzato. Oggi sembrano dominanti nel panorama politico, ma noi dobbiamo fare qualche cosa di umano per ristabilire un'etica, per ristabilire una normalità , perché per questa strada ci perdiamo, per questa strada finiamo male, per questa strada perdiamo anche noi stessi.
Noi metteremo sempre il nostro impegno, come cattolici impegnati in politica, e se non lo facessimo tradiremmo gli insegnamenti che abbiamo avuto sin dall'inizio, dalla prima enciclica sociale la " Rerum Novarum di Leone XIII", da Don Sturzo in poi fino a De Gasperi, abbiamo tentato di reagire, di contrastare con la nostra attività politica, coloro che hanno tentato di anteporre gli interessi privati e personali all'interesse pubblico.
Oggi più che ieri, ne sono convinto, ci sia la necessità di riprendere gli insegnamenti che, Don Luigi Sturzo, ci ha lasciato, data la forte criticità dal punto di vista dei valori cattolici. Il suo impegno nasce dalla lettura della enciclica Rerum Novarum, diventa Sindaco di Caltagirone e cambia totalmente la vita di quel paese, di questa esperienza ce ne parlerà il Senatore D'Onofrio che abbiamo l'onore di ospitare.
Alla fine siamo giunti all'ultima legislatura, questa è l'ultima manifestazione, che faremo, come gruppo consiliare perché fra poco si vota. Speriamo di avere fatto bene, di avere fatto il nostro mestiere, lo diranno gli elettori.
Oggi con noi ci sono quelli che hanno lavorato insieme: il nostro segretario Massimiliano Dapporto e il presidente de "La Tua Faenza" Claudio Valmori . Do la parola, pertanto al nostro segretario comunale Massimiliano Dapporto".

On. Prof. Francesco D'Onofrio -

"vorrei ringraziare il gruppo consiliare di Faenza per l'opportunità che mi ha dato di essere qui questa sera per parlare di Don Sturzo.

Non si tratta di una commemorazione di un fatto antico terminato nel tempo, io non faccio parte, purtroppo, di coloro che hanno fatto dell'approfondimento degli studi sulle cose dette da lui, un motivo particolare della propria vita, non ho le caratteristiche di essere uno studioso particolarmente versato nell'analisi della vita di Don Sturzo, ho però come caratteristica, non meno importante anche in vista delle vostre elezioni amministrative, di avere avuto il piacere di essere stato, nel contesto della stagione politica diffusa della Democrazia Cristiana negli anni '70, chiamato ad occuparmi del sistema delle autonomie locali, prima come fatto giuridico costituzionale e poi come fatto politico.

Quando mi è stato chiesto di parlare di Don Sturzo ho subito pensato che dovevo partire dalle autonomie locali. Può sembrare una cosa ovvia, ma non lo è, perché non si tratta del fondamento costituzionale che trenta anni fa sembrava di capire i comuni, le province; ripartire dalle autonomie locali vuole dire cercare di capire che non stiamo parlando di una "forza" come il Comune, la circoscrizione, la Regione come fatto di tecnica organizzativa, ma siamo alla radice della idea politica popolare.

Noi siamo , storicamente, in Italia, più di quanto non capiti ai francesi, ai tedeschi o agli spagnoli, un paese legato visceralmente al proprio comune, per l'approccio identitario familiare; quando due persone si incontrano si chiedono: "tu di che Comune sei?".
La Provincia è diventata importante, ma viene dopo, così come la Regione. Il Comune è l'identità territoriale che fu costruita nella nostra politica di cultura popolare e ribadisco popolare non populista, come "sturziani", siamo popolari; non inseguiamo il popolo secondo gli umori del momento, ricordo che Sturzo è il tentativo serio di capire il perché, ab origine, del nostro pensiero politico democristiano e del nostro voto.

C'è un pensiero politico che mette insieme il comune e l'idea federale, a differenza sia di coloro i quali vedevano nel comune la prima struttura di tipo politico-federale, non certamente con il significato di oggi; all'epoca, il comune, era parte di una costituzione centralitaria, non c'era la persona umana, c'era un'altra cosa.
Sturzo crea nel fronte della Democrazia Cristiana, in Italia, a differenza di altre parti d'Europa, l'idea della simbiosi della persona umana, come soggetto che nasce prima delle istituzioni della Repubblica e il Comune, che è una forma di governo, non solo come identificazione morale, ma come prima sede dell'impegno sociale.

Ai cattolici, fino all'arrivo di Don Sturzo, era formalmente impedito far parte della politica; per molti decenni ai cattolici era stata negata questa possibilità, con il "Non expedit" , una disposizione della Santa Sede con la quale, per la prima volta nel 1868, si consigliò ai cattolici italiani di non partecipare alle elezioni politiche nel Paese e, per estensione, di non partecipare alla vita politica italiana.

Siamo diventati protagonisti, grazie a Don Sturzo, di una cultura democratica popolare che funziona, non solo per il confronto con la politica nazionale, ma anche in considerazione della presenza delle liste civiche: a Caltagirone, la città in cui fu eletto Sindaco Don Sturzo, la cittadinanza riconosce gli amministratori della propria città, non necessariamente per il legame ad un partito politico.

Sturzo, poi, ebbe una capacità straordinaria , in quel suo appello, del 1919, ai "liberi e forti", liberi di riconoscersi nello Stato unitario, superando il divieto del "non expedit", e forti perché bisogna essere forti, non vi è dubbio. Bisognava scegliere fra il partito socialista e il partito democratico, ma per coloro che non accettavano né l'una posizione, né l'altra , in quel momento poterono optare per un'alternativa di proposta di governo, quel soggetto politico presentato da Don Sturzo che non era così certo di riscuotere consenso.

Badate che il potere non rende il motivo per far nascere un partito, il pensiero politico concorre a costruire una filosofia dal punto di vista dell'analisi sociologica.
Il pensiero sociologico, Sturzo, lo associa all'idea del popolarismo, la cultura popolare, che non ha niente a che vedere con il Partito Popolare, è una filosofia politica contraria al socialismo e contraria al liberalismo, non contraria in senso assoluto, infatti dal socialismo prende il senso dei diritti sociali, della socialità naturale, dal liberalismo prende la responsabilità dei diritti fondamentali per giungere ad una concezione più moderna dello Stato; quindi il popolarismo diventa una sorta di trasposizione in politica dei caratteri sociali e etici, disegnando i caratteri di un partito centrista e moderato, pronto ad alleanze con i liberali, con un senso spiccatamente antifascista.

L'Appello accettava ed esaltava il ruolo della Società delle Nazioni, difendeva "le libertà religiose contro ogni attentato di setta", il ruolo della famiglia, la libertà d'insegnamento, il ruolo dei sindacati. Si poneva particolare attenzione a riforme democratiche come l'ampliamento del suffragio elettorale, compreso il voto alle donne, si esaltava il ruolo del decentramento amministrativo e della piccola proprietà rurale contro il latifondismo. Bisogna rammentare che molte di queste posizioni non erano del tutto accettate dalla società di inizio '900. Il ruolo delle donne nella società, come quello dei sindacati o dei comuni non era patrimonio comune della nazione.

Il messaggio di Sturzo è la costruzione di un soggetto popolare, il popolo è determinante per la politica , ma guai se diventa il suo punto di riferimento, vorrei farvi notare che quando fu chiesto al popolo di scegliere chi salvare se Gesù o Barabba . il popolo scelse Barabba. Occorre un partito che abbia la capacità di allevare una logica di classe politica dirigente a livello comunale, provinciale, regionale, capace di risolvere le questioni del popolo".

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